di Sandra Remoli
Il Bosco di San Francesco è stato donato al F.A.I. nel 2011 da Banca Intesa: si tratta di un bene di interesse storico - artistico, naturalistico e spirituale, sito ad Assisi, cui si accede dalla Piazza Inferiore della Basilica di San Francesco. Comprende, oltre all'area boschiva, anche una struttura ecclesistica e conventuale benedettina, risalente al XIII secolo.
Il restauro operato dal F.A.I. è stato di tipo paesaggistico , ed ha permesso di riportare in produzione il bosco ceduo, in uso già dall'epoca romana, tagliando le piante morte e quelle troppo alte, inoltre ha interessato anche i vari elementi architettonici presenti nel sito ed ha inserito nello stesso un'opera artistica di Michelangelo Pistoletto, artista della Land Art; si tratta del "Terzo Paradiso" ed è composta da ben 120 ulivi, più pietre, vasi e solchi.
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LA NUNZIATELLA
Sandra Remoli
La scena dell’Annunciazione è sempre stato uno dei soggetti religiosi più amati e dipinti nella storia dell’arte.
In Umbria tanti sono i luoghi in cui è possibile ammirare questo episodio fondamentale per la nostra religione, eseguito spesso anche da pittori famosissimi come il Pintoricchio, Filippo Lippi, Ottaviano Nelli da Gubbio, Pierantonio Mezzastris, Niccolò Alunno…
In particolare su questo tema esiste a Foligno un santuario dal nome davvero eloquente: la Nunziatella, ovvero sia “piccola Annunziata” (da “nunziare” = “annunciare”), non è altro che l’affettuoso vezzeggiativo dato alla Vergine Maria nel momento in cui riceve dall’Angelo il messaggio della Sua futura maternità.
La piccola immagine superstite di Maria, che possiamo oggi vedere alla Nunziatella, era in origine affrescata all’interno di un’abitazione privata. Resasi successivamente protagonista di un evento miracoloso, forse un’apparizione, richiamò la devozione di così tanti cittadini, che alla fine il comune decise di acquistare la casa e farne appunto un santuario.
Nel corso degli anni questo luogo di culto venne abbellito con alcuni altari, soprattutto quello di San Giovanni Battista, per il quale il celeberrimo Perugino dipinse una splendida scena del Battesimo di Cristo. Attualmente è tale opera che, più di tutte, richiama visitatori all’oratorio della Nunziatella, il quale però, come appena ricordato, deve il suo stesso nome e la sua stessa esistenza alla piccola Madonnina Annunziata. Racchiusa oggi in una cornice dorata, la Vergine non ha più accanto l’Angelo Annunziante: l’originale venne infatti distrutto durante i lavori di costruzione del santuario, mentre un secondo Gabriele, fatto dipingere nel 1523 da Lattanzio di Niccolò (figlio di Niccolò Alunno) per essere affiancato alla Madonna, venne rubato nel 1980.
Pur essendo rimasta sola e mutilata dello sfondo, la nostra Nunziatella ci permette di ricordare alcuni elementi significativi e ricorrenti nelle scene dell’Annunciazione, che può essere interessante rintracciare e riconoscere in innumerevoli varianti anche di epoche diverse, ogni volta che ci imbattiamo in questo replicatissimo soggetto.
TREVI: UN BORGO DA RISCOPRIRE
Di Sandra Remoli
Come tutti gli anni, dal 1980, anche durante lo scorso mese di Ottobre la cittadina di Trevi è stata animata dall’Ottobre Trevano, manifestazione, o meglio, rievocazione storica, che celebra annualmente il sedano nero, l’olio nuovo e propone la Corsa dei carri dei tre terzieri: Castello, Matiggia e Piano.
La rievocazione vuole ricordare un evento avvenuto nel lontano 1214, quando, dopo il saccheggio da parte degli spoletini, gli abitanti di Trevi si riappropriarono della propria cittadina al suono delle campane.
Per rievocare il tutto, tre gruppi formati da venti giovani ciascuno, corrispondenti ai tre quartieri in cui è diviso il borgo, devono spingere in corsa un carro, alternandosi in una staffetta, dalla Porta Nuova alla piazza di Trevi e, una volta arrivati, dopo aver strappato le chiavi ad un busto ligneo detto la Mora, devono entrare nella torre e suonare la campana; il terziere più rapido e che ha commesso meno irregolarità, si aggiudica il palio (dipinto quest’anno dal pittore folignate Livio Pepponi). La gara è anche preceduta da un corteo storico in abiti medievali.
Per tutto il mese, inoltre, ciascun terziere apre la propria taverna, dove si possono gustare piatti tipici umbri e, soprattutto, il famoso sedano nero trevano. Questa specialità locale è caratterizzata da coste molto lunghe e carnose, con pochi filamenti: secondo la tradizione va seminato durante la Settimana Santa, ancor meglio se il venerdì, e cresce così buono grazie alle acque del celebre fiume Clitunno, le cui fonti sono un altro splendido luogo poco lontano da Trevi. Il nome di sedano nero, infine, si deve all’usanza di interrarlo, ma il suo vero colore è un bel verde chiaro.
Durante l’Ottobre il Comune propone anche varie altre iniziative, come le Scene di vita medievale, di cui i vicoletti del paese costituiscono perfetta ambientazione.
Trevi infatti rientra nel Club dei Borghi più belli d’Italia e lo stesso Giacomo Leopardi, che si trovò a passare lungo la Flamina, ne rimase così colpito da dedicarle una bellissima composizione poetica, oggi invece sono molte le persone di passaggio che si fermano e scattano una foto, la cittadina è così una delle più fotografate d’Italia.
Recentemente, infine, l’ufficio Informazioni e Accoglienza Turistica di Trevi, è stato collocato all’interno della bellissima Villa Fabri, residenza storica che in passato veniva aperta e resa accessibile solo in rare occasioni, in questo modo, invece, oggi è possibile visitarla tutti i giorni gratuitamente. Venne inaugurata ad inizio ‘600 dall’omonimo Girolamo Fabri, cittadino trevano che, desideroso di trascorrervi la propria vecchiaia, la fece decorare con dei bellissimi affreschi, ancora ben visibili e restaurati: dall’atrio con l’Allegoria della Gloria, si passa alle sale delle Sante e dei Santi, a quella di Salomone, dove, da una porta dipinta, fa capolino un personaggio oggi identificato con lo stesso proprietario, a quella delle Arti. Poiché, successivamente, la villa subì varie vicissitudini (prima di essere acquistata dal Comune), a inizio ‘900, ovvero al periodo in cui divenne sede del Collegio Religioso Boemo, risalgono altri affreschi che decorano la facciata e la cappellina: sono opera della Scuola pittorica di Beuron, scuola tedesca che operò anche a Montecassino. In facciata vennero dipinte città Boeme, era infatti boemo il rettore del collegio, il vescovo di Kraloè Pietro Hais, nella cappellina vennero invece rappresentati i Santi protettori Boemi, fra cui San Venceslao, che vi avrebbe diffuso il cristianesimo, e Santa Ludmilla, mentre due nicchie laterali sono rispettivamente dedicate a San Francesco e alla Vergine Maria.